
Tra Firenze e Siena
....i confini del Chianti
Quando si parla di Chianti non ci si riferisce solo a una regione ben delimitata delle province di Firenze e Siena ma anche a un territorio particolare oggi abitato da moltissimi stranieri, specialmente inglesi o tedeschi, che nel corso degli anni a partire dal secondo dopoguerra, quando anche grazie al cosiddetto
"boom economico" italiano le campagne si spopolavano a favore dell'incremento demografico delle città, hanno ristrutturato i borghi e i casali che via via rimanevano abbandonati, reimpostando il modo di vivere la campagna e facendo nascere la "Contea del Chianti", ribattezzata, con un'espressione di neo-inglesismo, Chiantishire.
Sull'onda di questo entusiasmo turistico ma soprattutto per la bellezza di questi colli, che di stagione in stagione mutano i colori dei loro romatici panorami, sono nati e si sono affermati
nel segno della qualità dell'ospitalità , agriturismo, alberghi, bed&breakfast e hotel dove sempre più italiani decidono di trascorrere se non le proprie vacanze almeno qualche fine settimana durante l'arco dell'anno per ritagliarsi il meritato riposo e godere di una qualità di vita davvero alta.
Avvolto dalla pace di queste colline, ama rifugiarsi per dedicarsi all'hobby della pittura il Principe Carlo d'Inghilterra, e trascorre serene giornate l'erede al trono del Belgio, Filippo di Sassonia Coburgo, mentre i ministri tedeschi Otto Schily e Joschka Fischer hanno qui il loro buen retiro. Anche artisti e personaggi del mondo dello spettacolo di fama mondiale, come i cantanti Sting e Mick Jagger, arrivano per eneare nei catselli e trascorrono intere stagioni nel Chianti per poter apprezzare uno stile e un ritmo di vita unici e ormai lontani anni luce dalla frenesia della quotidianità delle città sia italiane sia estere.
Questa campagna, non a caso, definita la più bella al mondo è anche il cuore della produzione dell'omonimo vino che, fino a non molti anni fa, veniva commercializzato nel celebre fiasco, inconfondibile simbolo di italianità nel mondo e, proprio per questo, continuamente imitato e contraffatto. Così come la qualità di questo nettare divino è nota fin dalla notte dei tempi, sono stati infiniti i tentativi di voler contrabbandare prodotti scadenti etichettandoli presuntuosamente come Chianti!
È così che già nel 1716 il Granduca Cosimo III ha voluto delimitare i confini del Chianti Classico. Con un bando molto più tardi, nel 1924, invece, un gruppo di produttori si è unito in Consorzio a tutela del vino Chianti Classico così che, nel 1932, un Decreto Ministeriale ha fissato in modo definitivo e permanente il territorio di produzione del vino denominato "Chianti Classico", andando peraltro a ricalcare quasi esattamente il territorio di competenza dell'antica Lega Trecentesca del Chianti, di obbedienza fiorentina, che nello splendido borgo di Radda in Chianti aveva la sua sede.
Anche il simbolo scelto e immortalato dal Vasari, nel salone dei cinquecento di Palazzo Vecchio, l'ormai celeberrimo "Gallo Nero", rappresenta pienamente la continuazione di una storia, di un'immagine e di un comune sentire che unisce le terre e le genti di Barberino Val d'Elsa, Castellina in Chianti, Castelnuovo Berardenga, Gaiole in Chianti, Greve in Chianti, Poggibonsi, Radda in Chianti, San Casciano Val di Pesa e TavernelleVal di Pesa i cui territori compongono il Consorzio di Tutela del Marchio Storico del Chianti Classico.
Gli uvaggi di questo nettare divino, prodotto già da molti secoli precedenti, sono stati definitivamente fissati nel 1837, grazie all'opera del Barone Bettino Ricasoli detto il "Barone di ferro" sia per il suo carattere difficilmente contrastabile sia per la bizzarra abitudine di indossare le armature appartenute ai propri avi quando era fra le mura dell'avito castello di Brolio. È per opera di questo appassionato studioso di agronomia, Dittatore di Toscana, Ministro prima, Presidente poi, del Consiglio dei Ministri del neonato Regno d'Italia che si deve quindi la composizione degli uvaggi del vino che oggi si beve e che viene esportato in tutto il mondo con l'etichetta di Chianti Classico, il cui uvaggio è composto da un'equilibrata miscela di uve per una percentuale che va dal 75 al 90% di Sangiovese cui si aggiungono Canaiolo nero, Trebbiano toscano e Malvasia bianca in percentuali naturalmente inferiori e differenti.
Percorrendo questo territorio si ha dunque l'occasione di tuffarsi in una campagna incontaminata, lavorata con la massima cura per non dire tenuta a giardino, gustando il Chianti Classico abbinato ai piatti della saporita cucina toscana, con particolare riguardo ai salumi prodotti fra i quali gli esperti gourmet non mancheranno di richiedere più di un assaggio della pregiata "Cinta Senese", un suino che regala prodotti magri quanto sapidi.
Ma un viaggio attraverso il Chianti, magari lungo l'affascinate percorso della Strata 222 detta appunto Chiantigiana è anche l'imperdibile occasione di ammirare gli incantati centri storici, i castelli, le pievi e i borghi di immenso valore storico e culturale.
Si possono così pianificare itinerari e percorsi che sazino l'appetito culturale, il corpo e lo spirito, e che rinnovino la voglia di scoprire sempre di più in ogni angolo del Chianti e di questa incantevole campagna.